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L’Italia segna il passo: 2011, anno Zero della Transizione

giugno 15, 2011

Anno 2011: 4 referendum, 29 milioni di voti, 57% dei votanti, 95% di sì per ribadire la volontà dei cittadini sui beni comuni. L’acqua, il nucleare, la giustizia sono materia del popolo e non dei poteri forti. Un segnale di controtendenza che fa storia, un’Italia che dopo anni di silenzio democratico dà un segno alle democrazie del mondo. Anni in cui all’estero gli osservatori e i singoli cittadini si chiedevano continuamente che fine avessero fatto gli italiani, mentre gli unici segnali forti arrivavano attraverso le voci e le gesta – per così dire – dei fautori di un bizzarro quanto nefasto neoliberismo-reazionario.

Una piccola “rivoluzione francese” di questo millennio si è palesata il 13 giugno. Mentre nel XVIII secolo si affermavano “Libertè, Egalitè e Fraternitè” come principi fondanti della società, oggi quello che è stato ribadito col voto referendario è che nessun potere può decidere cosa fare dei beni comuni.

Ecologia, comunità e partecipazione. Forse sono queste le parole chiave della sfida del Futuro sancite ieri e sulle quali sarà necessario cominciare già da domani a confrontarci. Concetti che da oggi andranno necessariamente insieme e dovranno rappresentare i principi cardine della politica locale, nazionale e internazionale.

Tante cose importanti sono accadute: la logica del top-down sbaragliata, la necessità di agire locale e pensare globale ribadita con forza, la consapevolezza della logica di rete acquisita una volta per tutte dopo che proprio il funzionamento della rete – delle persone, delle idee, della comunicazione orizzontale – ha portato ad un risultato inatteso e per molti versi quasi incredibile.

Resettato il sistema, riallacciate le connessioni, attivato il firewall ora è il momento di (ri)programmare il funzionamento della nostra società: tutti noi avremo il compito di facilitare questo processo di cambiamento, di riprendere le redini di una transizione già partita da tempo senza che avessimo avuto il tempo di rendercene conto. Almeno fino a ieri, quando dall’humus cresciuto lentamente nel sottobosco della democrazia è rinata una speranza collettiva.

 Riccardo Iorio

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