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Uniti per la libertà d’informazione e la legalità. Oltre Piazza Navona

luglio 1, 2010

Angelino Alfano ... IS Watching YouEravamo in tanti alla manifestazione di ieri, fatta di tante voci diverse, compresenti in un’unica piazza. Anche il palco ha restituito la sensazione di molteplicità, a tratti caotica, del dissenso rispetto alla Legge Bavaglio. Si sono alternati momenti folkloristici, con personaggi rappresentanti di “popoli” e “valigie”, ad altri di notevole spessore politico.

Non parliamo stavolta dei soliti noti, Saviano, Maltese, Fo, che tanto spazio hanno tra le cronache, specie del quotidiano, del sito e della web-tv di Repubblica (vedi nota a fondo di questo articolo).

Le parole più significative sono state pronunciate proprio “papà” della privacy italiana, Stefano Rodotà, dal portavoce del Network Frontiere Digitali, Arturo Di Corinto, e dall’illustre sconosciuto della giornata, Claudio Giardullo, segretario del sindacato Siulp ma sul palco per l’occasione in rappresentanza di tutti i sindacati di polizia italiani, che insieme riuniscono oltre il 90% degli operatori della pubblica sicurezza. I poliziotti, quelli che vengono spesso considerati gli esecutori ottusi del potere dello Stato.

Stavolta è stato invece sconvolgente ascoltare su di un palco un’analisi così precisa, attenta, documentata e impietosa su una legge del governo, presentata a gran voce in una piazza definita “rossa” (o gialla, bianca, viola…) da un rappresentante della sicurezza nazionale. Gli applausi del pubblico emozionato, forse anche stupito di tanta chiarezza e dal pulpito da cui essa era espressa, hanno avuto un’intensità regalata solo al bravo oratore Saviano.

Il punto principale della questione evidenziato da Giardullo (e rafforzato da Rodotà e Saviano) è che questa legge è una presa in giro nei confronti dei cittadini, ai quali non viene garantita maggior privacy (erosa invece a poco a poco da telecamere, body scanner, pubblicità telefoniche…), così come lo è verso le forze dell’ordine e la magistratura. Niente più intercettazioni ambientali “salvo che il reato non si stia consumando in quel momento”: in quel caso, dice Giardullo, “la polizia non intercetta, interviene”. Così come la scadenza del permesso di intercettare dopo 75 giorni, che può essere rinnovata “per tre giorni, e così via: vuol dire una corsa contro il tempo tra il tribunale che autorizza e il luogo in cui si realizza l’inchiesta”.
Invece “il vero obiettivo è di avere un controllo della legalità addomesticato”, “di non avere il controllo su chi gestisce la cosa pubblica”, vietando di pubblicare “non solo le intercettazioni ma anche gli atti delle inchieste in corso”. Più chiari e diretti di così.

Insomma, mentre mafiosi, corrotti, scalatori di banche, protezionisti (in)civili, furbi e furbetti del quartierino, sciacalli di terremoti, trafficanti di droga e persone, strozzini e direttori di TG nazionali attenderanno trepidanti il 29 luglio, data in cui è stata anticipata la discussione della legge in modo, a detta di Fini, “irragionevole” (leggi “in barba al Parlamento”), noi e le altre componenti dell’espressione di sdegno e rifiuto alla Legge Bavaglio cercheranno unite di premere perché del ddl resti un solo articolo: divieto di pubblicare conversazioni che non hanno attinenza col processo e rappresentano aspetti della vita privata dell’indagato.

Ultimo appunto, quello verso Repubblica: non è degno di una testata nazionale fare soldi attraverso le campagne, i sondaggi, l’appoggio a pubbliche manifestazioni, quando poi si costruiscono articoli come quello di oggi (1° luglio) su Repubblica.it, dove non è stato neanche citato l’intervento di Giardullo – tra i più significativi, se non il più significativo – mentre ha ottenuto un’intera parte la comparsa di Patrizia D’Addario sul palco e i fischi ricevuti.

Fare gossip è mestiere di Signorini, quello di Repubblica e dei suoi giornalisti è di INFORMARE i lettori, altrimenti tanto vale il ddl.

Ci scusiamo per eventuali imprecisioni, ma come ha ribadito ieri Arturo Di CorintoNetwork Frontiere Digitali, co-organizzatore dell’evento – anche i blog e i siti informatici hanno il diritto di informare e sbagliare, poiché non fanno questo di mestiere. Anche articoli come quello che avete appena letto sono messi a repentaglio dalla Legge Bavaglio. Siamo tutti sulla stessa barca.

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One Comment leave one →
  1. luglio 13, 2010 1:02 pm

    Intanto continua la gravità della situazione sul ddl intercettazioni, dopo il dipartimento di Giustizia USA e l’OSCE, oggi anche l’ONU ha chiesto al governo di ritirare o modificare sostanzialmente il ddl, perché è minata seriamente la libertà di stampa e di espressione in Italia.
    Spingiamo per questo, o le notizie come quelle che circolano oggi sulla nuova loggia “P3” non le avremmo neanche intuite per i prossimi anni ed anni. Vi immaginate come si può definitivamente mettere in ginocchio il paese e soggiogare noi giovani, poveri, immigrati, sfruttati per sempre se passa la legge?
    Secondo me questo è più importante di ogni bando, progetto, riunione o quant’altro…

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